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Disturbi del sonno e allucinazioni: perché succede?

Può davvero capitare di vedere, sentire o percepire cose che non esistono semplicemente perché non dormiamo abbastanza? 

Sì, può succedere. Ed è molto meno raro di quanto si pensi. Quando il sonno viene alterato in modo significativo, il cervello non “tiene la linea” come dovrebbe e può produrre fenomeni percettivi che assomigliano, a tutti gli effetti, a vere e proprie allucinazioni.

Prima di entrare nel dettaglio, facciamo una premessa chiara: questo è un articolo divulgativo. Non è una diagnosi, non è una guida terapeutica e non sostituisce il parere di un medico, di uno psicologo o di uno psichiatra. Serve a capire cosa succede, non a decidere cosa fare da soli.

Quali sono le malattie che non fanno dormire?

Quando parliamo di disturbi del sonno, non ci riferiamo semplicemente a “una notte in bianco ogni tanto”. I disturbi del sonno sono condizioni cliniche in cui la quantità, la qualità o il ritmo del sonno risultano persistentemente compromessi, con conseguenze sul funzionamento diurno.

Tra i principali disturbi del sonno troviamo:

  • Insonnia cronica;
  • Disturbi del ritmo circadiano;
  • Apnee ostruttive del sonno;
  • Narcolessia;
  • Parasonnie (come sonnambulismo o incubi ricorrenti).

Il punto chiave è che il sonno non è un lusso: è una funzione neurobiologica essenziale. Quando lo sabotiamo, volontariamente o no, il cervello presenta il conto.

Non sempre è “lo stress” a impedire il sonno. Esistono condizioni mediche e psicologiche che interferiscono direttamente con i meccanismi del dormire.

Tra le principali troviamo:

  • Disturbi d’ansia, che mantengono il sistema nervoso in iperattivazione;
  • Depressione, spesso associata a risvegli precoci o sonno frammentato;
  • Disturbo bipolare, con ridotto bisogno di sonno nelle fasi maniacali;
  • Dolore cronico, che impedisce il mantenimento del sonno;
  • Malattie neurologiche, come il Parkinson o l’epilessia.

In questi casi, il problema del sonno non è isolato, ma fa parte di un quadro clinico più ampio. Ed è qui che “fare finta di niente” diventa una pessima idea.

Quali possono essere le cause del disturbo del sonno?

Se io dovessi riassumerle brutalmente, direi: iperattivazione, disallineamento e abitudini tossiche. Andiamo con ordine.

Le cause più frequenti includono:

  • Stress cronico e carico mentale elevato;
  • Uso eccessivo di dispositivi elettronici prima di dormire;
  • Orari irregolari e ritmi sballati;
  • Sostanze stimolanti (caffeina, nicotina, alcune droghe);
  • Farmaci che interferiscono con l’architettura del sonno.

Il cervello ha bisogno di prevedibilità e ripetizione per dormire bene. Quando noi gli offriamo caos, riceviamo insonnia. Semplice, ma non facile da correggere.

Quando il sonno è insufficiente o frammentato, il cervello perde la capacità di:

  • Filtrare correttamente gli stimoli;
  • Integrare percezioni sensoriali;
  • Distinguere tra interno ed esterno.

In altre parole, le reti che tengono separata la realtà dall’immaginazione diventano meno affidabili. Ed è qui che entrano in scena le allucinazioni.

Quali sono le allucinazioni da privazione del sonno?

Le allucinazioni da privazione del sonno non sono un segno automatico di psicosi, e questo va detto chiaramente. Possono comparire anche in persone senza disturbi psichiatrici, se la deprivazione è significativa.

Le più comuni includono:

  • Allucinazioni visive: ombre, movimenti periferici, volti fugaci;
  • Allucinazioni uditive: voci indistinte, rumori, chiamate;
  • Sensazioni corporee anomale: formicolii, percezioni di presenza.

Spesso sono brevi, fluttuanti e la persona mantiene una certa consapevolezza del fatto che “qualcosa non torna”. Questo le distingue da quadri psicotici strutturati.

Quali sono le cause delle allucinazioni durante il sonno?

Qui entriamo in un territorio affascinante. Alcune allucinazioni compaiono nel passaggio tra veglia e sonno, quando il cervello mescola stati che dovrebbero restare separati.

Le principali sono:

  • Allucinazioni ipnagogiche (addormentamento);
  • Allucinazioni ipnopompiche (risveglio).

Queste esperienze sono comuni anche in soggetti sani, soprattutto in condizioni di stress, privazione di sonno o irregolarità dei ritmi.

Il problema nasce quando il sonno è cronicamente disturbato: il cervello non sa più bene in che stato si trova. E quando il cervello è confuso, anche la percezione lo diventa.

Non tutte le allucinazioni sono uguali. Quelle legate al sonno tendono a:

  • Comparire in momenti specifici (addormentamento o risveglio);
  • Essere brevi;
  • Non strutturate;
  • Migliorare con il ripristino del sonno.

Se invece le allucinazioni sono persistenti, diurne, organizzate e accompagnate da alterazioni del pensiero o del comportamento, il problema non è più solo il sonno. E lì serve una valutazione clinica immediata.

Questo articolo resta divulgativo e non sostituisce il giudizio di un professionista.

Come eliminare i disturbi del sonno?

Qui arriva la parte che tutti vorrebbero ridurre a “dieci consigli per dormire meglio”. Mi dispiace: non funziona così.

Il trattamento dei disturbi del sonno dipende dalla causa. In generale, gli interventi includono:

  • Valutazione medica e psicologica;
  • Terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I);
  • Trattamento farmacologico, quando indicato;
  • Interventi sui ritmi e sulle abitudini.

La cosa fondamentale è smettere di pensare che il sonno sia una perdita di tempo. È una funzione cerebrale primaria. Se la sacrifichiamo, il cervello reagisce. E a volte reagisce male.

Non possiamo pretendere lucidità da un cervello che non lasciamo mai riposare. Viviamo in una cultura che glorifica la veglia continua, la produttività notturna e il “dormirò quando sarò morto”. Poi ci stupiamo se iniziamo a vedere cose strane.

Il sonno non è un optional. È manutenzione cerebrale.

I disturbi del sonno possono alterare profondamente il funzionamento mentale e, nei casi più estremi, favorire la comparsa di allucinazioni. Questi fenomeni non vanno né drammatizzati né banalizzati: vanno compresi nel loro contesto neurobiologico e clinico.

Ripristinare il sonno significa spesso ridurre anche le alterazioni percettive. Ma quando il problema persiste, affidarsi a un professionista non è una sconfitta, è buon senso. E lo ribadiamo un’ultima volta: questo articolo è divulgativo e non sostituisce una valutazione clinica individuale. Se il sonno è compromesso e la realtà inizia a vacillare, è il momento giusto per chiedere aiuto.