La salute emotiva e le Patologie

  Nevrosi
Le nevrosi sono disturbi emotivi che colpiscono la struttura della personalità, senza comportare una perdita notevole del contatto con la realtà.
In genere le capacità critiche e del pensiero sono mantenute..
Il soggetto nevrotico, infatti, spesso riconosce che i suoi sentimenti emotivi sono sproporzionati agli stimoli esterni evidenti.
Le nevrosi configurano un disturbo dell'adattamento emotivo derivante da conflitti interni non risolti.
Possono essere considerate anche come un tentativo di risolvere quei conflitti ma in un modo che però ostacola - in grado variabile - l'efficienza della persona nella vita.

Torna alla pagina Patologie.
  Psicosi
Le psicosi sono disturbi gravi della vita emotiva e della integrazione della personalità che comportano una perdita del contatto con la realtà.
In genere il pensiero, i sentimenti e il modo di agire sono al di fuori del normale.
Le psicosi possono interferire in modo parziale o totale nella capacità di adattamento sociale della persona.

Torna alla pagina Patologie.
 

Disturbi d'ansia

L'ansia è uno stato di attesa apprensiva, con anticipazione di eventi negativi non ben definiti verso i quali il soggetto può sentirsi indifeso e impotente.
Soggettivamente noi percepiamo l'ansia come apprensione e irrequietezza.
In condizioni normali, l'ansia costituisce una reazione di difesa dell'organismo (correlata con l'istinto di conservazione), volta ad anticipare la percezione del pericolo prima che questo sia chiaramente identificato.
Essa è accompagnata da un aumento della vigilanza e dall'attivazione di tutta una serie di meccanismi fisiologici (fra i quali l'aumento della frequenza cardiaca, del respiro e del tono della muscolatura), che predispongono l'organismo alla difesa o all'attacco.
L'ansia è dunque un "sistema di allarme" fisiologico ed utile alla sopravvivenza della specie.
È comune esperienza umana sentirsi un poco ansiosi in prossimità di una prova o di un esame: entro certi limiti l'ansia permette di migliorare le proprie prestazioni, consentendo di utilizzare al meglio le risorse disponibili.
Al contrario - quando quei limiti vengono superati - l'ansia può creare un effetto di blocco.
Quando il meccanismo è mal regolato, l'ansia si traduce in una risposta sproporzionata o irrealistica a preoccupazioni relative all' esistenza o all'ambiente: lo stato di ansietà può raggiungere un livello tale da impedire un ragionevole benessere emotivo e ostacolare l'efficienza nella vita.
In questi casi, l'ansia anziché favorire l'adattamento della persona all'ambiente, lo peggiora e rende necessario un intervento terapeutico.
I disturbi d'ansia sono molto diffusi, e possono assumere diverse forme che vanno dallo stato di tensione ansiosa all'attacco di panico ed alle fobie.

Torna alla pagina Patologie.
  Fobia
La fobia è una paura patologica. È una paura non realistica, persistente, spesso ossessiva, inappropriata e irrazionale. Alcune fobie sono molto comuni e diffuse: per es. la claustrofobia, paura degli spazi chiusi; l'agorafobia, paura degli spazi aperti; la nictofobia, paura del buio.

Torna alla pagina Patologie.
  Attacchi di panico
L'attacco di panico è un attacco acuto di ansia di intensità tale da risultare critico per il mantenimento del modello esistente delle difese e per l'equilibrio della personalità.
Di solito l'attacco si verifica all'improvviso ed è caratterizzato da apprensione e paura: spesso la persona può avere la sensazione di una imminente calamità.
In genere sono presenti sintomi fisici come palpitazione cardiaca e sudorazione; possono esserci sensazioni di soffocamento, vertigine, tremore.

Torna alla pagina Patologie.
 

Disturbi dell'Umore

L'umore è quella capacità di provare sentimenti, di esprimere affettività nei confronti del mondo esterno: quando i normali meccanismi di controllo vengono destabilizzati, il soggetto può cadere in una depressione o in una mania. Sono questi i due "poli" di una psicosi, disturbi bipolari, come vengono definiti dagli psichiatri, perché i due estremi sono appunto la depressione e la mania.
Ma l'umore può essere alterato anche solo in un senso e, quindi, determinare solo la depressione. Si tratta in questo caso di disturbi unipolari, che danno luogo alla depressione episodica, a quella maggiore, che è più ricorrente, o alla distimia, che è la depressione cronica. I disturbi bipolari danno luogo alla depressione (bipolare I tipo), alla mania (bipolare II tipo) e ipomania (ciclotimia, che alterna momenti di depressione a fasi di mania).

Torna alla pagina Patologie.
  Mania
Tutti noi in alcuni momenti della vita possiamo sentirci euforici.
Lo slancio, l'entusiasmo, la gioia sono parte costitutiva dell'esperienza umana.
Spesso attraverso questi sentimenti possiamo progettare, costruire e produrre cose grandi o comunque importanti per noi.
Ma c'è una gioiosità immotivata e slegata da cause reali che configura - in senso clinico - la mania.
In questi casi l'umore può presentare eccitazione ed esaltazione, il pensiero, la parola ed a volte anche la motilità appaiono accelerati.
Quando le fasi di mania si alternano a fasi di depressione si configura la depressione bipolare.

Torna alla pagina Patologie.
  Depressione
Tutti noi in alcuni momenti possiamo sentirci depressi.
La tristezza, il sentirsi giù, il senso di vuoto e di inutilità fanno parte dell'esperienza umana.
Attraverso questi sentimenti spesso raggiungiamo la riflessione, l'adattamento a situazioni difficili, la crescita interiore.
Ma c'è una depressione che è grigiore e dolore sterile poiché si instaura senza un motivo oppure ha una causa precisa ma si inasprisce e perdura oltre ogni ragionevolezza.
In questi casi l'umore diviene rigido, non più in sintonia con gli eventi della vita.
Ci si sente bloccati, vuoti, avvolti in una tonalità grigia e cupa.
Non si riesce più a far fronte come prima ai problemi anche semplici dell'esistenza.
Se l'umore corrisponde a questo quadro si configura- in senso clinico - la depressione unipolare.
Si configura invece la depressione bipolare quando l'umore presenta anche fasi di mania.

Torna alla pagina Patologie.
 

Disturbi del comportamento alimentare

Un disturbo alimentare è un grave problema di origine emotiva.
Le persone con un disturbo alimentare sono ossessionate da quanto pesano e dal cibo.
I soggetti portatori di un disturbo dell'alimentazione credono che saranno migliori se avranno il controllo assoluto sull'ingestione di cibo e sulla dimensione corporea.
Le forme più note dei disturbi alimentari sono rappresentate dall'anoressia e dalla bulimia: in entrambe l'età di insorgenza è identificabile nell'adolescenza e si osserva una maggiore distribuzione nel sesso femminile.

Torna alla pagina Patologie.
  Anoressia nervosa
Il termine anoressia significa in senso letterale "perdita di appetito" ed è quindi usato in una accezione errata poiché il disturbo non comporta una perdita dell'appetito, bensì il rifiuto di mangiare.
Elemento centrale del disturbo è un'abnorme riduzione del peso corporeo rispetto all'età, all'altezza ed al sesso dell'individuo.
I soggetti sofferenti di anoressia presentano inoltre un comportamento che tende a conservare la riduzione ponderale.
Nelle donne può verificarsi la perdita dei cicli mestruali.

Torna alla pagina Patologie.
  Bulimia nervosa
La bulimia si configura come l'esaltazione patologica della fame.
I soggetti sofferenti di bulimia presentano ricorrenti episodi di abbuffate e sperimentano una sensazione di mancanza di controllo sul proprio comportamento alimentare.
Le persone bulimiche - come anche le anoressiche - hanno una persistente ed eccessiva preoccupazione riguardante la forma ed il peso del corpo.
Questi soggetti si dedicano regolarmente al vomito auto indotto e ricorrono frequentemente a lassativi e diuretici.
Spesso le persone bulimiche adottano diete ristrette od anche il digiuno, oppure ricorrono a forme di rigorosa disciplina finalizzata al fatto di evitare gli aumenti del peso.

Torna alla pagina Patologie.
 

Disturbi di personalità

Si dice che una persona ha un disturbo di personalità quando uno degli aspetti del suo carattere prevale talmente su tutti gli altri, da far sì che le persone con cui viene in contatto lo riconoscano e lo "inquadrino" soprattutto per quell'aspetto del carattere.
Per esempio, è esperienza diffusa incontrare il "pessimista" ovvero la persona che vede tutto nero, e si aspetta solo eventi negativi, il "paranoico" che sempre teme di essere imbrogliato dagli altri o il "mitomane" che continuamente racconta di essersi trovato nelle situazioni più strane e inconsuete.
È raro che un individuo - dal di dentro - si renda conto di avere il carattere strutturato in quel modo che agli altri appare così particolare: a lui sembra assolutamente normale, perché proprio quello è il suo modo di entrare in rapporto con l'esistenza e il mondo, e di mettersi in relazione con gli altri.
Mentre il soggetto nevrotico ha una coscienza lucida e critica del proprio assetto psichico ed è in grado di cogliere con dolore la differenza tra lo stato in cui si trova e il suo ideale di normalità, coloro che hanno una alterazione del carattere non avvertono generalmente un disagio, non hanno una coscienza della particolarità del proprio modo di pensare, soffrire, agire.
Di fatto, gli atteggiamenti fuori del comune di questi soggetti sono una variazione quantitativa di modi di fare che - episodicamente e in certa misura - sono presenti in tutte le persone: si può dire che questi disturbi meritano attenzione e devono essere trattati nei casi in cui questa variazione diventa eccessiva e invasiva, tale quindi da creare un danno alla persona stessa o a quelle che vengono in contatto con essa.

Torna alla pagina Patologie.
 

Schizofrenia

Con questo termine ci si riferisce a un gruppo di disturbi psichici gravi (psicosi) che insorgono più frequentemente verso la fine dell'adolescenza o all'inizio della vita adulta.
I sintomi della schizofrenia possono interessare tutte le funzioni che caratterizzano il comportamento, la cognizione e le emozioni della persona: la percezione, il pensiero, il linguaggio, la volontà, la creatività.
La persona affetta da schizofrenia può presentare una modalità di esistenza caratterizzata dal ritirarsi dalla realtà, da disarmonia emotiva, comportamento regressivo e deterioramento affettivo.

Torna alla pagina Patologie.